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Vundo: adesso arriva attraverso le multe

Non ci sono più gli spammer di una volta, lo impariamo ogni giorno apprendendo le ultime notizie dal fronte della sicurezza informatica, che ci spiegano come i malintenzionati riescano quotidianamente ad inventarsi nuovissime forme per truffare i malcapitati utenti che finiscono per sbaglio nella morsa di tecniche sempre più sofisticate.

Questa volta si tratta di un metodo abbastanza tradizionale, ma reso più moderno per scopi ben evidenti. Negli Stati Uniti, precisamente a Grand Forks, i cyber criminali hanno stampato e diffuso in giro sui parabrezza delle auto in sosta delle finte multe, ma in tutto e per tutto simili nella forma ad originali contravvenzioni.

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Due europei condannati dagli Stati Uniti per attacchi DDoS

Un giudice federale degli Stati Uniti potrebbe condannare due giovani europei, uno dei quali è inglese, fino a quindici anni di carcere, in conclusione di un’immensa inchiesta condotta dall’FBI a partire dall’ormai lontano 2003.

Su di loro grava l’accusa di aver contribuito attivamente a realizzare un attacco DDoS su larga scala che ha colpito moltissimi server in tutto il mondo, compresi quelli di numerose aziende americane, enti governativi e privati, per una perdita totale che è stata quantificata da 200.000 a più di un milione di euro.

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Sempre di più i dati personali scambiati dai governi

Che i nostri dati personali venissero archiviati, osservati e analizzati lo sapevamo già. Che questi fossero beni preziosi per costruire profili di utilizzazione e vendita dei prodotti anche.

Il problema sta nel fatto che spesso, per alcuni tipi di applicazioni Web, le informazioni scambiate con il sistema sono qualcosa in più di una semplice preferenza o abitudine. Stiamo parlando di informazioni riservate circa la propria vita privata, la propria famiglia, il nostro denaro, la nostra salute, ecc.

La gestione di queste delicate informazioni sembra però non preoccupare i governi, e in particolare quello degli Stati Uniti che, in nome della battaglia (anzi della guerra) contro il terrorismo, non sente ragioni e ha stabilito un protocollo di scambio di dati con le nazioni appartenenti all’Unione Europea.

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Bush, 6 miliardi di dollari contro il cyber terrorismo

La preoccupazione verso le minacce provenienti da Internet è comune a tutti i governi del mondo, figuriamoci nel paese dell’11 settembre, sempre sotto l’occhio di tutto e di tutti, terroristi compresi.

La notizia rivelata da un collaboratore del Wall Street Journal annuncia quanto si era cercato di mantenere nascosto ai media fino ad ora. Sembra infatti che Bush in persona abbia richiesto un sforzo aggiuntivo da parte dei servizi di intelligence, per monitorare costantemente e con estrema attenzione quanto succede in ambito governativo e più in generale in ambito pubblico.

L’impegno di intelligence è spinto in avanti con la forza di 6 miliardi di dollari (da impiegare entro il 2009), a beneficio delle risorse nazionali di CIA (Central Intelligence Agency) e NSA (National Security Agency). Il “contributo” sale fino a 30 miliardi di dollari spalmato su un periodo di tempo di sette anni.

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Energia cittadina sotto scacco, è colpa del cyberattack

Come sappiamo la sicurezza informatica viene chiamata in causa quando vengono diffusi virus o trojan, quando un’azienda perde i dati personali di milioni di persone o quando si parla di reti wireless o sistemi senza protezione.

Tuttavia esistono casi particolari che, fortunatamente, avvengono con meno frequenza e nei quali la risorsa attaccata non è un singolo PC o una rete di computer, ma qualcosa che raramente associamo al concetto di sicurezza informatica.

Recentemente abbiamo parlato di un attacco, da parte di un giovane hacker polacco, alla rete pubblica di trasporti. Con un espediente era stata attaccata una linea di tram.

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Accesso Wi-Fi non autorizzato?

Come molti di voi sanno, le reti wireless aziendali e domestiche sono in continua espansione ed entrano in qualsiasi tipo di casa, negozio, attività, ecc.

Tuttavia, capita (e devo dire non raramente) che l’istallazione e configurazione degli access point sia affidato ad esperti fai da te o ad esperti di fortuna.

Questo perchè, spesso, il risultato che si vuole raggiungere è che la rete funzioni e non anche che sia allo stesso tempo sicura.

Soprattutto nelle grandi città o nei quartieri più popolari, non è difficile imbattersi in una rete scarsamente protetta o addirittura aperta. A peggiorare la situazione il fatto che spesso e volentieri anche l’accesso al router sia facilmente fruibile. Basti pensare che in molte circostanze nessuno si cura di cambiare la password di amministrazione, lasciando quindi quella di default offerta dalla casa costruttrice (tipo ADMIN).

In questo senso è pensabile che stando in macchina con il portatile ci si possa fermare a questo o a quell’angolo per navigare un po’, leggere la propria mail, scaricare contenuti illegali, ecc.

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