Se pensate che per difendersi dallo spam basti installare un buon filtro antispam nella nostra casella di posta elettronica, allora non avete considerato la recente classifica diffusa dalla società informatica Sophos, che si occupa di sicurezza e dello studio e risoluzione dei problemi legati a malware e a tecniche massicce per la diffusione di truffe online e via posta elettronica.
La società americana ha stilato una classifica, una sorta di lista nera dello spam mondiale, in cui rispecchiarci leggendo i dati e riflettendo realmente sul tipo di pericolo da non sottovalutare verso il quale andiamo incontro quotidianamente.
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I rootkit, come dice la parola stessa, sono delle applicazioni che cercano di ottenere i privilegi di amministratore sulla macchina che riescono a colpire. Tali privilegi vengono poi sfruttati da remoto attraverso apposite backdoor, rese disponibili dal creatore del rootkit.
Spesso si riescono a confondere tra i processi di sistema e risultano così quasi invisibili ad occhi non troppo esperti. Riescono infatti a integrarsi con le .dll di Windows e a scomparire camuffati da pseudo-processi.
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Tante grandi società che operano nell’ambito della sicurezza informatica investono in studi ed analisi per rendersi conto dell’utilizzo che le persone fanno dei mezzi informatici di cui dispongono e di conseguenza implementano i loro prodotti per garantire sempre la massima sicurezza.
In questo caso è Sophos che ha promosso e gestito un sondaggio nel quale si richiedevano informazioni sulle connessioni Wireless e sul loro utilizzo, proprio e improprio.
Il dato curioso che viene rilevato anche sul sito ufficiale è che oltre il 50% delle persone ha ammesso candidamente di aver utilizzato una connessione altrui per connettersi alla rete. In altre parole una moltitudine di persone ha preferito collegarsi in modo gratuito, ma illegale, piuttosto che a pagamento con una connessione da un Internet Service Provider.
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Nell’ultimo rapporto reso recentemente noto dai laboratori Sophos, il nostro “bel paese” sembrerebbe al decimo posto nella lista (nera) dei paesi produttori di SPAM.
Classifica speciale che ci mostra un risultato sul quale riflettere un po’. Al primo posto ci sono gli Stati Uniti d’America con una produzione (relativamente al secondo trimestre del 2007) di un 19.6% di SPAM circolante nel mondo: in sostanza un messaggio ogni 5 spediti.
L’Europa invece si pone in vetta alla classifica della maggior percentuale di computer cosiddetti “zombie”, presenti sul territorio.
La classifica evidenzia anche come lo SPAM a livello generale sia cresciuto di un 9% rispetto all’anno precedente.
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Dall’azienda più grande a quella più piccola, dal libero professionista allo studente, praticamente chiunque oggi possiede l’accesso alla grande rete globale e sono in aumento anche i siti web personali.
Il Vaticano non è escluso, si sente la necessità (in questa era digitale) di affermarsi sul Web.
E’ dal 1995 che la Santa Sede ha guidato la creazione di un Ufficio Internet al quale è affidata la gestione degli spazi Web e la manutenzione degli spazi tecnici. L’occasione che ha dato inizio alla cosa è stato un incontro tra Navarro-Vals, direttore responsabile della Sala Stampa del Vaticano e Papa Giovanni Paolo II.
Il percorso si è concluso con l’effettiva messa online (nel 1997) del sito vatican.va, oggi consultabile in 6 lingue diverse.
L’Ufficio Internet della Santa Sede si occupa, oltre alla gestione del sito web, anche dell’amministrazione dell’intranet che collega i diversi Dicasteri della Curia Romana e dei circa 2000 account di posta utilizzati da chi lavora presso il Vaticano.
La consapevolezza (più che mai quotidiana) dei rischi e dei pericoli della rete globale rende necessario e obbligatorio l’utilizzo di sistemi di protezione.
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