I più attenti di voi ricorderanno che già in passato avevamo parlato della sempre crescente presenza in rete di minorenni, con tutti i pericoli che ciò comporta.
Ebbene, un nuovo sondaggio EU Kids Online, condotto per conto della Commissione europea e i cui dati sono stati appena diffusi, amplifica la portata delle preoccupazioni.
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Social network sempre più nel mirino dei cybercriminali. Dopo l’attacco a Twitter dei giorni scorsi, che stando alle indagini avrebbe avuto origine dal Giappone, ecco finire nel mirino anche un’altra delle piattaforma più battute del panorama Web 2.0.
Questa volta è stato LinkedIn a doversela vedere con un’offensiva portata avanti a colpi di spam. A partire dalle ore 10.00 GMT di ieri mattina, gli iscritti al servizio si sono visti recapitare numerosi messaggi di posta contenenti link esterni al sito. Gli utenti che hanno inconsapevolmente effettuato il click sul collegamento, sono stati indirizzati a una pagina con un contro alla rovescia (“Please waiting… 4 seconds”) e successivamente verso l’homepage di Google.
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Tra le numerose minacce che si aggirano nei meandri della Rete, ce n’è una in particolare che sta preoccupando gli addetti alla sicurezza, per la sua recente e repentina diffusione attraverso alcuni dei canali più utilizzati dai netizen.
Si tratta del worm Spybot.AKB, che secondo uno studio condotto nei laboratori di Panda Security, avrebbe già preso di mira un numero non indifferente di utenti, attraverso client per il download di materiale su reti P2P, senza risparmiare nemmeno email e social network.
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Nei giorni scorsi Google ha presentato Buzz, la sua nuova piattaforma social network integrata direttamente all’interno della casella di posta Gmail. Il tentativo di recuperare il terreno perso nei confronti di Facebook e Twitter è partito però con un mezzo passo falso, a causa di un sistema per la gestione dei contatti non proprio a prova di bomba dal punto di vista della privacy.
Una volta che si fornisce il consenso all’utilizzo del servizio, Buzz collega in modo automatico il proprio profilo ai contatti Gmail con i quali è stato scambiato il maggior volume di messaggi. Purtroppo però, visitando la scheda di un utente, chiunque può a sua volta venire a conoscenza dei suoi contatti, finendo per scoprire senza alcun filtro le persone con le quali sono state intrattenute più conversazioni.
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Con l’incessante evolversi della Rete e il numero in costante ascesa di utenti che quotidianamente popolano le pagine dei social network, l’obiettivo di chi sviluppa virus, malware o si ingegna in campagne di spam è sempre più il popolo del Web 2.0.
Lo sa bene Facebook, che grazie ad un accordo con McAfee, offre ai suoi oltre 350 milioni di iscritti in tutto il mondo la possibilità di provare gratuitamente, per un periodo di sei mesi, la suite Internet Security, al fine di rendere più sicure la navigazione e le attività online.
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Gli esperti di sicurezza sono impegnati nell’avvisare l’intera community Facebook in merito alla diffusione di un trojan, identificato come Bredolab, che mira alla formazione di una vasta botnet.
Il contagio avviene mediante l’invio agli utenti di un messaggio email dal titolo “Password Reset Confirmation email“, all’interno del quale viene comunicata la variazione della parola chiave necessaria per accedere al celebre social network. Ovviamente, il file allegato non contiene le nuove credenziali dell’account, bensì codice maligno.
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In Australia ha avuto luogo un importante incontro di esperti internazionali che hanno preso in considerazione la questione del furto d’identità legato allo sviluppo delle tecnologie innovative. Nel corso del meeting sono emersi dati significativi, che puntano il dito in particolare contro Facebook.
Il popolare social network sarebbe infatti un vero e proprio spazio che consentirebbe ai truffatori di ricavare informazioni utili per il furto di identità. Il nome, la data di nascita e altre informazioni che apparentemente sembrano non suscettibili ad alcun rischio, avvertono gli esperti, si prestano molto bene ad essere utilizzate per creare falsi profili.
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Una ricerca condotta dagli AT&T Labs e dal Worcester Plytechnic Institute mette in luce una pratica molto diffusa e altrettanto pericolosa che viene spesso effettuata dai principali portali di social networking ai danni degli utenti iscritti al sito.
In molti casi infatti i social network permettono, senza troppi problemi, a società terze di venire in possesso di dati personali relativi agli iscritti e di associarli ognuno alle singole persone alle quali appartengono.
L’analisi è stata effettuata su dodici servizi di questo genere, prendendo in considerazione in modo particolare le capacità di una società esterna di tenere sotto controllo le informazioni inserite dagli utenti nei portali.
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Nella prima parte dell’articolo abbiamo visto come gestire alcune tra le più importanti opzioni di configurazione del nostro profilo di Facebook per preservare la nostra privacy e impedire che i nostri dati e le foto in cui compariamo finiscano nelle mani sbagliate.
A volte possiamo avere l’esigenza di pubblicare delle foto che ci riguardano che non vogliamo però far vedere indistintamente a tutte le persone che abbiamo nella nostra lista degli amici. Possiamo a questo proposito creare un album fotografico e specificare le relative eccezioni.
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