Probabilmente è solo un caso, ma Sony continua a restare sotto i riflettori; e non certo per cose piacevoli. Degli hackeraggi subiti (sarebbe meglio chiamarli crackeraggi) si è detto già molto, con l’intero sistema Playstation Network in ginocchio.
La notizia, pur non correlata attacco del mese scorso, è forse altrettanto grave.
In parole povere un sito fasullo imitante quello di CartaSì è (era?) ospitato dal server tailandese della multinazionale.
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In pochi ambienti informatici gira tanto denaro e potere come nei circuiti di scambio monetario dell’indice Nasdaq, negli USA. Immaginate dunque il panico degli addetti ai lavori e della polizia quando hanno scoperto che, durante l’ultimo anno, alcuni hacker sono riusciti a violare le difese telematiche di Wall Street, entrando più volte nel suo sistema di transazione telematica.
Il termine hacker non è qui usato totalmente a sproposito: in effetti, nessun danno o furto è stato compiuto durante queste visite, anche se sapere superate tutte le difese di sicurezza deve avere creato non poche paure ed imbarazzi. Il timore è che queste intrusioni siano in realtà momenti di studio, e che i veri obiettivi siano tutt’altro che innocenti. Non è nuova la tendenza dei cracker, infatti, a cercare di intrufolarsi nei sistemi informatici istituzionali, mettendo mano al cuore di una nazione. Lo stesso traffico aereo USA è stato vittima, in passato, di tentativi di “controllo esterno”.
Nessuna ipotesi concreta è stata fatta sugli autori del cyber-crimine. Dalla lettura degli IP sembrerebbe ipotizzabile un attacco proveniente dalla Russia, ma il rischio che i cracker/hacker usino server proxy per nascondere la propria identità è, ovviamente, altissimo. I colpevoli potrebbero essere, dunque, in qualsiasi parte del globo, rendendo particolarmente difficile la loro identificazione precisa.
Quello che è emerso da una ricerca effettuata da Tufin Technologies sugli abitanti di New York cambia la concezione comune riguardo alle nuove strategie di hacking portate avanti principalmente, se non unicamente, da organizzazioni criminali di alto livello: il 16% dei giovani intervistati, infatti, ha dichiarato di aver provato almeno una volta qualche operazione di questo tipo, mentre ben il 39% lo ritiene un comportamento di cui andare fieri.
Monique Nelson, Chief Operating Officer dell’organizzazione di sicurezza online WebWiseKids.org, ha fatto sapere che probabilmente i ragazzi non si rendono conto dei rischi cui vanno incontro per colpa degli sviluppi tecnologici, i quali rendono estremamente semplice compiere operazioni criminali online, anche senza avere alcuna preparazione in merito.
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Un utente, rimasto anonimo, nelle scorse ore ha scritto un post su una delle più note imageboard della rete, rivelando di essere in possesso dei dati necessari a violare l’account Mobile Me di Salma Hayek e condividendoli con l’intera community.
Neanche a dirlo, in pochi minuti le istruzione per accedere ai contenuti personali dell’avvenente attrice messicana hanno fatto il giro del Web.
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I pirati informatici sembrano non interrompere mai la loro opera di intrusione e di attacco nei confronti di computer presenti sulla rete.
Potevano due attori principali della scena mondiale, come Obama e McCain, evitare un tale destino?
La risposta è sicuramente no. Qualche mese fa entrambi i candidati alla Casa Bianca hanno subito un attacco informatico che ha compromesso, almeno parzialmente, i computer dedicati alle campagne presidenziali.
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Al Qaeda, l’organizzazione terroristica guidata da Osama Bin Laden, che si è apertamente dichiarata responsabile del devastante attacco terroristico alle Torri Gemelle dell’11 Settembre 2001, quest’anno, contrariamente a quanto è successo puntualmente ogni anno da quel triste giorno, non è comparsa sul Web con nuovi messaggi intimidatori contro il mondo occidentale.
La notizia non può che far piacere, ma getta un’ombra inquietante sulle ipotesi che diversi esperti Internet hanno formulato nelle ultime settimane. Sembra infatti che dietro il silenzio dell’organizzazione terroristica quest’anno ci sia un motivo che ha impedito la diffusione di minacce e rivendicazioni su Internet e in particolare sui siti collegati ad Al Qaeda.
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Solo pochi giorni fa, WebNews parlava di una delle più grandi e probabilmente rivoluzionarie novità degli ultimi anni: la liberalizzazione dei domini Internet.
Infatti, l’ICANN (International Corporation for Assigned Names and Numbers), l’istituzione che controlla e regolamenta l’assegnazione dei domini Internet, ha deciso di dare la libertà ad aziende e privati di scegliere liberamente la parte finale del proprio indirizzo. Così, oltre ai classici “.com”, “.it”, possono essere scelti “.love”, “.ibm” e così via.
Questa novità a quanto pare non ha convinto molti, al punto che alcuni hacker hanno attaccato nelle scorse ore il sito dell’ICANN e quello dello IANA (Internet Assigned Numbers Authority), altro ente che si occupa dell’assegnazione degli indirizzi IP.
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Si sono riuniti di recente, nelle sale dell’Alma Graduate School (la scuola post-laurea dell’Università di Bologna), quindici direttori, manager e responsabili della sicurezza di grandi aziende, con lo scopo di simulare un G8 sulla sicurezza in Rete e la tutela della privacy.
I dirigenti d’azienda, rimasti chiusi per 48 ore, hanno “giocato il ruolo” dei capi di Stato e di ministri degli esteri, anche se nella simulazione mancavano, ovviamente, i no global fuori a protestare, ma con agenda ed etichetta da summit assicurata dentro, che coinvolgerà quindici direttori, manager e responsabili della sicurezza di grandi aziende.
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Era stato preannunciato, il sito CNN.com è stato buttato giù per un periodo di tempo pari a tre ore, a causa di un attacco denial of service.
Nello specifico non molto tempo fa un gruppo di hacker cinese aveva dichiarato la predisposizione di un attacco DOS con il quale avrebbe impedito l’uso del sito in virtù di una protesta contro i media del mondo occidentale che in qualche modo sarebbero stati irriverenti nei confronti della Cina.
La vicenda è stata confermata da NetCraft che afferma anche la presenza di qualche problema anche successivamente all’incidente.
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Alzi la mano chi di voi non conosce Kevin Mitnick. Per i pochi che non lo sanno, Mitnick, soprannominato il Condor, è considerato uno dei più abili, se non il più abile, hacker del mondo.
Mitnick venne arrestato nel 1995: incarcerato senza processo, è stato rilasciato nel gennaio 2000, ma obbligato ad un’astinenza da Internet fino al 21 gennaio 2003. Attualmente è CEO dell’azienda di consulenza e sicurezza informatica chiamata “Mitnick Security Consulting LLC”.
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