Non solo rivelazioni scottanti che potrebbero mettere in difficoltà i rapporti diplomatici tra diversi Paesi nel mondo, tanto che il Ministro degli Esteri Franco Frattini ha parlato di “11 settembre della diplomazia”, nei documenti “top secret” pubblicati da ieri su Wikileaks ci sono anche alcuni retroscena che riguardano la vicenda degli attacchi subiti da Google e ad altre aziende alcuni mesi fa.
A dire il vero, più che di rivelazioni in questo caso sarebbe giusto parlare di conferme, visto che fin dai primi giorni in cui Google svelò di aver subito degli attacchi furono in molti, compresa la stessa BigG, ad identificare nella Cina il paese di provenienza, con tanto di pista che portò a sospettare di due scuole cinesi.
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Un nuovo capitolo della questione privacy che vede implicata in Cina Google e i suoi servizi potrebbe aprirsi nelle prossime settimane. Archiviata infatti con una pace che sa di tregua la diatriba apertasi a cavallo tra la fine dello scorso anno e gli inizi di quello in corso, sembra che il vento della polemica sia tornato a soffiare per presunti attacchi dalla Cina su un servizio di Google: GMail per l’occasione.
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Dal 1 gennaio al 30 giugno 2010, Google ha ricevuto dall’Italia 651 richieste finalizzate ad ottenere informazioni sui propri utenti e alla cancellazione di 1.655 contenuti pubblicati online sulle piattaforme gestite dall’azienda di Mountain View. Lo rivelano i dati messi a disposizione da bigG attraverso il nuovo strumento Transparency Report.
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David Barksdale, 27enne ingegnere informatico ritratto nell’immagine qui a fianco, è stato licenziato da Google nel mese di luglio per essere stato sorpreso a sbirciare negli account e nei dati personali di alcuni utenti, quattro dei quali minorenni. Non si tratta del primo caso di questo tipo che coinvolge dipendenti (ormai ex) della società. L’azienda di Mountain View, comunque, ha adottato una linea severa nei confronti dei propri collaboratori sorpresi in attività di questo tipo, in nome della tutela dell’utenza.
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Proprio nella giornata di ieri, in occasione del dodicesimo compleanno, Google ha lanciato una nuova funzionalità implementata nel suo motore di ricerca, Google Instant, una tecnologia che si pone l’obiettivo di rendere più veloci e semplici le ricerche degli utenti.
Grazie a questa novità, infatti, l’utente non dovrà nemmeno completare la digitazione della query che già Google provvederà ad aprire una schermata, aggiornata in tempo reale mentre si scrive la propria keyword, con i link frutto della ricerca, suggerendo inoltre le restanti parole chiave in modo da anticipare le intenzioni dell’utente.
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Entro un mese Google aggiornerà le sue norme sulla privacy, al fine di “renderle più comprensibili e per fare in modo che rispecchino meglio l’integrazione tra i nostri prodotti”.
Non stiamo qui a sindacare sui motivi per cui abbiano scelto questa strada, che comunque sono ben documentati nella pagina delle FAQ relative a questa modifica, fatto sta che effettivamente le nuove norme, che non entreranno in vigore prima del 3 ottobre 2010, risultano più chiare, e cosa più importante, illustrano molto meglio quali dati vengono trattati e come.
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Sono 2 le candeline spente dal browser Google Chrome, che diventa grande e passa alla versione stabile 6.0, correggendo 15 vulnerabilità e modificando in maniera abbastanza significativa l’interfaccia con l’utente.
Infatti, le modifiche visuali che appaiono immediatamente dopo l’installazione sono più d’una, e possono essere riassunte in:
- Presenza di un solo menu
- è stato tolto il tasto Go
- non viene più mostrato il protocollo usato (Es: http://)
- il bottone dei preferiti ora si trova a destra.
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Un attacco mai visto fin’ora, sfruttando una debolezza enorme nei commenti: ecco come YouTube è stato messo in seria difficoltà.
Lo schema dell’attacco è stato semplicissimo: in pratica, chiunque poteva scrivere codice HTML nei commenti, creando nel peggiore dei casi un completo redirect verso altre pagine esterne a YouTube.
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Si pensa a Google come a una società attenta alla sicurezza dei servizi e delle applicazioni fornite. Ma non sembrerebbe proprio così, almeno a giudicare da quanto ci è stato raccontato da Emanuele Gentili in una lunga chiacchierata. Il ricercatore di sicurezza italiano negli scorsi mesi ha intrattenuto un fitto scambio di email con il Security Team di Google, segnalando moltissime vulnerabilità in servizi come Google Docs, iGoogle e addirittura Google.com.
Per i servizi citati si parla di PDF infetti caricati e utilizzati come vettore per eseguire da remoto exploit su una macchina vittima, widget fraudolenti, open redirect e XSS.
Non solo i servizi più popolari sono stati il bersaglio di Gentili, anche su Chrome e Google Earth “emgent” (questo il nick su Twitter del ricercatore) ha individuato seri bachi di sicurezza. Fin qui sarebbe tutto da considerarsi “normale”, è nella natura dei software avere bug, anche seri. Non proprio “normali”, soprattutto trattandosi di Google, le risposte ricevute a seguito della segnalazione di security bug.
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Google ha annunciato di essere intenzionata ad implementare una gradita novità per il suo Google Chrome. Si tratta della funzione in grado di controllare, ed eventualmente bloccare, l’installazione di plugin ed estensioni che possono essere datati o di provenienza non del tutto sicura.
In questi casi, il browser di Google provvede a verificare in automatico la versione dell’estensione e sarà in grado di avvisare l’utente nell’eventualità che il componente non sia aggiornato ad una delle versioni più recenti, evitando così di installare plugin datati che potrebbero mettere in pericolo la sicurezza o la stabilità del programma.
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