Secondo una ricerca condotta nello scorso mese di gennaio da Symantec sulla sicurezza informatica nelle aziende e nelle organizzazioni che lavorano con supporti informatici e tecnologici, sarebbero addirittura il 98% le aziende che hanno dichiarato di aver subito, nel corso del 2008, una perdita di dati a causa del cybercrime.
L’indagine è stata rivolta a 1000 capi d’azienda in tutta Europa e negli Stati Uniti e, oltre a questo importante dato, sono state registrate anche altre fondamentali informazioni per rendersi conto di come evolve il crimine informatico.
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Nonostante le statistiche sui furti dei dati personali a causa di una protezione inadeguata o a causa di furti di supporti multimediali o di portatili parlino chiaramente, c’è ancora molta gente che minimizza il problema, evitando di prendere sul serio casi di diffusione, volontaria o meno, di dati più o meno sensibili su Internet o attraverso altri metodi.
A novembre scorso aveva fatto scalpore un clamoroso furto di un CD di proprietà dell’HMRC (Her Majesty’s Revenue and Customs) che conteneva i dati anagrafici di 25 milioni di famiglie del Regno Unito.
La notizia ovviamente aveva fatto il giro del mondo, e a moltissime persone non è bastata l’ondata di preoccupante informazione diffusa immediatamente da giornali, telegiornali e siti web, per affermare che da un semplice furto di dati come l’indirizzo di casa e il numero di conto corrente un malintenzionato avrebbe potuto commettere un reato.
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