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L’FBI lancia l’allarme: 100 milioni di dollari rubati online

Si stima che i furti di dati bancari online abbia fruttato la bellezza di 100 milioni di dollari, e questo solo negli Stati Uniti. A rivelarlo è una nota ufficiale del Federal Bureau of Investigation (FBI) rilanciando più che mai il problema malware. La nota arriva dopo un’indagine svolta dall’IC3, l’”Internet Crime Complaint Center”, il dipartimento della polizia federale statunitense preposto alle indagini sui crimini online.

Gli attacchi ai conti bancari online si sono diffusi sempre di più negli States toccando il picco nello scorso mese di ottobre. Le vittime sono solitamente associazioni locali e piccole aziende, ma anche scuole e amministrazioni municipali.

Il copione è sempre lo stesso. Un malware arriva tramite un allegato infetto o un link ad un sito compromesso. Una volta attivato, il malware scarica e installa un keylogger che registra tutti i tasti premuti sul computer, compresi username e password dei conti correnti online, che nelle piccole imprese e nelle associazioni sono molto usati a causa dei frequenti pagamenti da effettuare.

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Un virus mette in pericolo il network dell’FBI e dell’U.S. Marshals

Dagli Stati Uniti arriva la notizia di un virus che ha colpito misteriosamente i computer dell’FBI e dell’agenzia americana federale U.S. Marshals. Secondo quanto affermato da Nikki Credic, portavoce di Marshals, i problemi per entrambe le agenzie sono iniziati quasi contemporaneamente nella stessa giornata.

In risposta a questo inconveniente i computer sono stati disconnessi dal Dipartimento di Giustizia, per evitare possibili infiltrazioni da parte di malintenzionati, in attesa di risolvere completamente il problema.

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Express Scripts: sottratti milioni di dati e chiesto un riscatto

I casi di richieste di riscatti sul Web negli ultimi tempi sembrano essere aumentati e il procedimento diventa ancora più grave soprattutto quando ad essere minacciati sono dati importanti che in qualsiasi modo devono venire protetti per evitarne una diffusione capillare che può ledere la privacy dei soggetti interessati.

L’ennesimo caso di questo tipo è avvenuto negli Stati Uniti e la richiesta di riscatto è ancora in corso. Sono stati sottratti, ad una società statunitense che gestisce prescrizioni mediche, milioni di cartelle cliniche dei pazienti e adesso i cybercriminali chiedono un riscatto per la consegna dei dati.

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Spam: bloccato uno dei più grandi network mondiali

Nei giorni scorsi è stato fatto un enorme passo in avanti nella lotta contro lo spam in tutto il mondo. L’agenzia americana che si occupa di combattere contro le truffe per i consumatori e per gli utenti di Internet in generale, la Federal Trade Commission, ha comunicato qualche giorno fa di essere riuscita a far chiudere una delle principali reti di computer del mondo che si dedicava interamente ad effettuare operazioni di spam.

Non si tratta di qualcosa da poco, dato che la FTC ha ammesso che il network in questione, chiamato Spam Ring, agiva, prima di essere scoperto e bloccato definitivamente, in Cina, India, Canada, Australia, Stati Uniti e Nuova Zelanda, con un giro di email pubblicitarie in tutto il mondo di circa un terzo della posta elettronica presente in totale attualmente.

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Due europei condannati dagli Stati Uniti per attacchi DDoS

Un giudice federale degli Stati Uniti potrebbe condannare due giovani europei, uno dei quali è inglese, fino a quindici anni di carcere, in conclusione di un’immensa inchiesta condotta dall’FBI a partire dall’ormai lontano 2003.

Su di loro grava l’accusa di aver contribuito attivamente a realizzare un attacco DDoS su larga scala che ha colpito moltissimi server in tutto il mondo, compresi quelli di numerose aziende americane, enti governativi e privati, per una perdita totale che è stata quantificata da 200.000 a più di un milione di euro.

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Sono bastati 45 minuti per violare l’account di Sarah Palin

Vi avevo parlato, qualche giorno fa, della vicenda che ha colpito Sarah Palin, la repubblicana candidata alla vicepresidenza per le prossime elezioni negli Stati Uniti.

Dopo la mobilitazione dell’FBI è stata cercata la collaborazione del webmaster del server proxy Ctunnel.com, che sembra essere stato utilizzato per attaccare la casella di posta di Yahoo.com della Palin.

Gabriel Ramuglia, il webmaster del proxy in questione, è stato contattato direttamente dai servizi segreti americani, che hanno richiesto la sua collaborazione in modo che potesse conservare tutti i registri delle connessioni avvenute attraverso il suo server nei giorni precedenti, in modo da analizzarli e scoprire il colpevole della violazione.

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Sarah Palin usava un indirizzo email personale: ecco le prove

La campagna elettorale, si sa, è fatta anche di sospetti e indiscrezioni abbastanza pesanti sul comportamento dei candidati, che sono letteralmente tenuti sotto controllo 24 ore su 24 dall’intera Nazione alla ricerca del più piccolo e apparentemente insignificante errore o svista.

È quello che è successo qualche giorno fa a Sarah Palin, candidata alla vice presidenza della Casa Bianca, quando qualcuno ha sospettato che la signora usasse il suo indirizzo email personale, una semplice casella email creata con yahoo.com, per spedire, ricevere e organizzare messaggi di posta elettronica a scopo governativo e lavorativo.

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L’FBI ammette: abbiamo spiato troppo

L’FBI ha ammesso di aver abusato del diritto alla privacy di moltissimi utenti di Internet nel corso del 2006. È l’ennesimo accesso non autorizzato ai dati di moltissimi navigatori della grande rete, e adesso è stato addirittura ammesso dalla stessa agenzia di investigazione americana.

In realtà il giudice aveva dato al Bureau la possibilità di accedere a registrazioni telefoniche, e-mail e altri dati personali di centinaia di utenti della Rete sospetti, ma l’FBI avrebbe avuto accesso per errore ad account e caselle di posta di moltissime altre persone, che con quelle da tenere sotto controllo non c’entravano proprio nulla. Eppure l’Agenzia americana ne ha approfittato, e ha controllato anche quelle…

Da cosa sia stato causato l’errore, ancora non si è ben capito. Ma Robert Mueller, direttore dell’FBI, ammette che la colpa è solo in parte dell’Agenzia.

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PayPal acquisisce FraudSciences per contrastare le frodi online

Purtroppo le frodi on-line si susseguono senza sosta e tolgono milioni di euro al giorno dai portafogli dei navigatori di Internet.

Chiaramente i siti più gettonati per il cyber crimine sono quelli di commercio elettronico che utilizzano sistemi di pagamento on-line. Solo pochi mesi fa l’FBI ha arrestato un cittadino di cittadinanza bulgara che era riuscito a frodare gli utenti della rete per un valore complessivo di 350.000 dollari.

PayPal è sicuramente uno tra i sistemi di pagamento più diffusi, e per questo mai al riparo da attacchi. Non dovrebbe quindi stupire che l’azienda abbia acquisito Fraud Sciences, una società di proprietà israeliana, specializzata nello sviluppo di applicazioni on-line contro le frodi informatiche.

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Un malware a servizio dell’FBI

Chi ha detto che i malware servono solo a creare problemi? La storia che vi sto per raccontare vi farà cambiare idea.

Dal mese di giugno alla Timberland High School continue email avvertono il personale scolastico della presenza di ordigni nell’istituto. Inoltre con dei messaggi successivi il network della scuola viene minacciato di un attacco DOS.

Le indagini vengono affidate, come di consueto in questi casi, all’FBI che per questa indagine ha svelato una nuova procedura contro il cybercrime. Diciamo che gli agenti si sono messi sulle tracce del criminale, in seguito ad una sfida, da lui stesso lanciata, che incitava le forza dell’ordine a rintracciarlo: in seguito ad una prima investigazione, gli esperti sono arrivati ad un server italiano che però è risultato essere solo un mezzo di depistaggio.

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