La notizia dell’errore di Google che sabato scorso ha indicato per sbaglio tutti i siti del mondo come pericolosi ha fatto grande scalpore. Numerosi esperti sono intervenuti, in primo luogo per muovere le ovvie critiche alla società che gestisce il motore di ricerca più utilizzato al mondo e successivamente, quando si sono calmate le acque, per calcolare statisticamente le conseguenze di quei 45 minuti di vuoto totale.
“Questo sito potrebbe arrecare danni al tuo computer”: era questo il messaggio di avviso che i navigatori hanno visto sotto ogni link e, come ha spiegato Google nel suo blog qualche ora dopo la risoluzione dell’inconveniente, si è trattato solamente di un minuscolo errore umano di una non corretta gestione dei caratteri “/” all’interno dell’immenso database che riporta l’elenco dei siti pericolosi e non affidabili.