Pochi giorni fa, era il 3 Marzo, WordPress è stata messo letteralmente in ginocchio da un attacco DDoS durato ben 106 minuti. Ai momenti di blocco totale del sistema è seguito, per fortuna, un lento ritorno alla normalità.
Ma perché prendersela con WordPress? Per prima ipotesi, si era pensato ad un attacco coordinato da Anonymous e diretto verso qualche blog ospitato dalla piattaforma. I dati che stanno emergendo, sembrano però smentire questa possibilità. Continua »
Dopo i recenti sabotaggi da parte di Anonymous, gli attacchi DoS e DDoS stanno tornando di moda, complice l’esposizione mediatica ma soprattutto l’efficacia garantita da queste tecniche. Al giorno d’oggi, la serietà di un portale news o di un servizio di home banking si misura anche tramite l’uptime; ed ecco che un attacco DDoS può mettere in crisi l’immagine di molte aziende che sull’affidabilità dei propri portali hanno scommesso tutto.
Tra le “debolezze” scoperte negli ultimi tempi, la vulnerabilità probabilmente più grave appartiene a Bind, il DNS server più usato al mondo. Per farla breve, un bug permette di mandare in loop qualsiasi computer (in deadlock per essere precisi) utilizzi la versione 9.7 di Bind. L’unico modo di mettersi al sicuro è quello di aggiornare immediatamente alla versione 9.7.3.
Si tratta di una debolezza particolarmente pericolosa, proprio in virtù della grande diffusione del software e della facilità con cui l’attacco può essere messo in atto. Il consiglio è di aggiornare quanto prima alla nuova versione.
Un attacco DoS, lo ricordiamo, consiste nel tentativo di un attaccante esterno di rallentare o mandare in crash un server. Un insieme molto grande di questi attacchi, che puntino su una debolezza precisa di un software di servizio, possono mandare in tilt anche i computer dei maggiori portali mondiali (chiedete pure a Visa o Mastercard!).
Il polverone sollevato dalla vicenda Wikileaks ha richiamato a sé l’attenzione di media e istituzioni di tutto il mondo, ma non solo. La creatura di Julian Assange, da alcuni definita incarnazione moderna e virtuale degli ideali anarchici, osannata invece da altri come strumento per la diffusione della verità, è al centro di una battaglia che va ben oltre le aule della giustizia e della diplomazia internazionale, per arrivare a combattersi sui server di compagnie e autorità.
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Solo pochi giorni fa, alla fine di settembre erano stati i siti di RIAA, MPAA e BPI a finire sotto l’attacco DDoS di alcuni membri di 4chan, una tra le più grandi “image board” in Rete.
Nelle ultime ore a finire sotto attacco sono stati invece i siti di FIMI
(Federazione Industria Musicale Italiana) e di IFPI (International Federation of the Phonographic Industry).
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I sistemi informatici degli uffici del governo della Corea del Sud potrebbero aver subito un attacco da parte di cyber-criminali, che avrebbero progettato un piano per mettere fuori uso parecchi portali abbastanza importanti dello Stato e di alcuni giornali online.
Ieri, infatti, sono stati per qualche ora irraggiungibili i siti Internet del Ministero della Difesa, della residenza del Presidente, la Blue House, del Parlamento, il portale ufficiale del partito Hannara e del giornale Chosun Ilbo.
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Con il passare del tempo i criminali informatici hanno acquisito una potenza di attacco sempre maggiore. Grazie all’ausilio inconsapevole di milioni di utenti collegati alla rete possono attaccare anche i siti con elevato livello di sicurezza, comodamente seduti alla propria scrivania.
Si stima che i criminali informatici sono in grado di muovere circa 40 gigabit di dati al secondo contro un unico obiettivo. Praticamente è l’equivalente di circa 30 DVD nel giro di un solo minuto. Si tratta chiaramente di una quantità di traffico capace di interrompere il servizio di quasi tutti i siti Internet attualmente online. Questo è quanto rivela uno studio di Arbor Networks presentato recentemente, e rilevante in quanto condotto sui principali 66 operatori Internet a livello mondiale.
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Un giudice federale degli Stati Uniti potrebbe condannare due giovani europei, uno dei quali è inglese, fino a quindici anni di carcere, in conclusione di un’immensa inchiesta condotta dall’FBI a partire dall’ormai lontano 2003.
Su di loro grava l’accusa di aver contribuito attivamente a realizzare un attacco DDoS su larga scala che ha colpito moltissimi server in tutto il mondo, compresi quelli di numerose aziende americane, enti governativi e privati, per una perdita totale che è stata quantificata da 200.000 a più di un milione di euro.
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La delicata situazione che la Georgia si trova ad affrontare si è estesa anche nell’ambito virtuale della rete. Molti server situati nello stato caucasico sono stati infatti oggetto di un attacco di tipo Distributed Denial of Service (DDoS). Visto il caso precedente dell’Estonia che, nel 2007, si era vista bloccare il principale provider da un attacco simile proveniente dalla Russia, la Georgia al complicarsi delle relazioni con Mosca si era preparata a bloccare il traffico in arrivo dalla Russia, ma la precauzione non ha avuto gli effetti sperati.
Infatti l’aggressione è arrivata da tutt’altra direzione. Gli aggressori avrebbero infatti preso possesso di alcuni server chiave situati nella vicina Turchia e starebbero usando una botnet i cui nodi infetti sono situati principalmente negli Stati Uniti. Gli USA sono infatti il primo paese per numero di computer infetti (le stime parlano di circa 20 milioni) seguiti da Cina, Brasile e Corea del Sud. Secondo SecureWorks è probabile che si tratti comunque di aggressori russi i quali, però, avrebbero previsto e aggirato i blocchi al confine tra Georgia e Russia.
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Venerdì scorso, il sito Internet “Internet Movie Database“, che raccoglie e cataloga in un unico portale tantissimi film in uscita al cinema e in televisione, ha subito un attacco di tipo denial-of-service (DDoS) ad ampio raggio. Secondo alcuni ricercatori che hanno analizzato il problema, sembra che a essere colpito sia stato Amazon Web Service, il servizio di Amazon di cui fanno uso molti siti Web di grandi dimensioni.
È stato Soups Ranjan, membro del team di sicurezza della società Narus, a offrire maggiori dettagli sull’attacco a IMDB.
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