A volte ci troviamo nella situazione di dover cancellare in modo definitivo un file o una informazione strettamente personale.
In tutti questi casi una domanda nasce spontanea: “È sufficiente svuotare il cestino per fare in modo che nessuno possa più accedere a tale informazione?”.
Purtroppo la risposta la conosciamo bene, ed è no. Non possiamo semplicemente sperare che Windows faccia da solo il suo mestiere, ma dobbiamo procurarci degli strumenti adatti a cancellare ogni singola traccia delle informazioni riservate contenute nei file.
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Negli ultimi anni si sente sempre più spesso parlare di numerosi furti d’identità virtuale, un fenomeno che indica, come testimoniano i dati raccolti dall’Osservatorio Crif sulle truffe effettuate via Internet, come la criminalità di questo tipo sia maggiormente in aumento nei più giovani. Basti pensare che nell’anno 2006 sono stati rilevati 17.000 casi di questo tipo messi in atto da giovani di età compresa tra 14 e 25 anni.
Il furto d’identità resta un vero e proprio problema da combattere con pene molto severe, visto che il furto di dati sensibili raccolti senza che il diretto interessato ne sia a conoscenza è molto pericoloso per la nostra sicurezza personale e anche per il nostro conto corrente bancario.
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Le informazioni personali di circa mille pazienti dell’ospedale Walter Reed Army Medical Center, negli Stati Uniti, potrebbero essere state diffuse attraverso reti di file sharing. È il risultato di un’analisi effettuata dagli investigatori dello stesso ospedale, che hanno immediatamente lanciato l’allarme, pubblicando la notizia sul sito Internet ufficiale dell’ospedale.
I vertici del centro ospedaliero avvisavano:
Risultati preliminari di un’analisi investigativa hanno identificato un computer dal quale i dati possono essere stati apparentemente compromessi.
Una dichiarazione semplice, chiara e diretta, che però è stata rimossa, dopo pochi giorni, dal sito, molto probabilmente per evitare ulteriori allarmismi.
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La privacy e i dati personali sono sicuramente un tema caldo di questo periodo. Molte aziende e organizzazioni si stanno prodigando per la risoluzione delle problematiche legate alle informazioni private di ogni persona.
Una buona notizia arriva dall’Unione Europea, in una sorta di integrazione tra finanziamento e open source.
Il progetto ha preso il nome di PrimeLife e avrà l’obiettivo di sviluppare strumenti open source in grado di rispettare e proteggere quanto normato in materia di privacy e protezione personale.
Il finanziamento stanziato è di dieci milioni di euro, una cifra che anche solo a colpo d’occhio è piuttosto ragguardevole.
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Nonostante le statistiche sui furti dei dati personali a causa di una protezione inadeguata o a causa di furti di supporti multimediali o di portatili parlino chiaramente, c’è ancora molta gente che minimizza il problema, evitando di prendere sul serio casi di diffusione, volontaria o meno, di dati più o meno sensibili su Internet o attraverso altri metodi.
A novembre scorso aveva fatto scalpore un clamoroso furto di un CD di proprietà dell’HMRC (Her Majesty’s Revenue and Customs) che conteneva i dati anagrafici di 25 milioni di famiglie del Regno Unito.
La notizia ovviamente aveva fatto il giro del mondo, e a moltissime persone non è bastata l’ondata di preoccupante informazione diffusa immediatamente da giornali, telegiornali e siti web, per affermare che da un semplice furto di dati come l’indirizzo di casa e il numero di conto corrente un malintenzionato avrebbe potuto commettere un reato.
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Ultimamente mi sto chiedendo quanto le mie informazioni personali siano esposte alla rete. Ho iniziato così ad effettuare delle ricerche su Google, magari inserendo solo il mio cognome, o il nome e il cognome.
Ho scoperto che effettivamente diverse informazioni sono state acquisite nei database del famoso motore di ricerca. Ad esempio eventi a cui ho partecipato, date e voti dei singoli esami universitari, ecc.
E questo è solo quello individuato con delle semplici ricerche.
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Come sappiamo il lento processo di dematerializzazione delle informazioni ha trasformato in digitale molti documenti cartacei e altrettanti processi.
Anche per i task più critici di una azienda, ci si è resi conto che la soluzione informatica non è solamente più semplice, ma abbatte i costi di gestione e risulta notevolmente più veloce.
Tuttavia, come può anche capitare nella realtà cartacea, il rischio di catastrofi è sempre in agguato e raramente prevedibili.
In termini informatici questo può verificarsi quando un PC subisce un guasto hardware, quando il software del sistema operativo non permette più l’accesso ai dati, ecc.
Per questo AIPSI, con la collaborazione di Kroll Ontrack ha ritenuto opportuno costituire un evento focalizzato sulla disponibilità e il ripristino dei dati anche quando il supporto di memorizzazione sembra irrimediabilmente compromesso.
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