Non solo PlayStation Network e Qriocity: al triste elenco dei servizi Sony coinvolti nell’attacco di ignoti cracker che ha portato al furto di dati sensibili degli utenti, si aggiunge anche il Sony Online Entertainment.
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Per un po’ di tempo sono rimasti completamente visibili su Internet numerosi dati relativi alle carte di credito di ben 19.000 cittadini della Gran Bretagna liberamente consultabili tra i risultati delle ricerche effettuate con Google.
Attraverso delle pagine si poteva così avere accesso a dati anagrafici dei possessori delle carte (Visa, American Express e Mastercard), compresi numeri, codici, indirizzi e tutte le altre informazioni sensibili che avrebbero dovuto restare riservate e lontane dagli occhi indiscreti.
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F-Secure ha condotto recentemente una ricerca in diversi Paesi del mondo, rivolta a scoprire di quali aspetti si fidano i navigatori riguardo alle operazioni bancarie e alle transazioni effettuate completamente sulla rete.
Sono emersi dati davvero interessanti, che riescono a far capire bene le differenze fra i vari Stati presi in esame e che fanno riflettere molto se rapportati alla crescente diffusione dei casi di truffe dovute a fenomeni di phishing su scala mondiale.
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È il fenomeno del momento almeno in Italia, dove il numero di utenti è superiore ai 4,5 milioni, mentre sono 120 milioni al mondo: stiamo parlando naturalmente di Facebook.
Non c’è da stupirsi quindi che anche il più famoso social network del mondo paghi la sua popolarità tra gli utenti anche in termini di sicurezza, diventando così campo d’azione di spam e virus.
Solo poche settimane fa infatti vi abbiamo parlato di un messaggio di spam presente nella casella di posta di Facebook.
È notizia di questi giorni invece l’utilizzo di Facebook per diffondere un virus denominato “Koobface“, una cui variante aveva già colpito tempo fa MySpace.
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Si sono riuniti di recente, nelle sale dell’Alma Graduate School (la scuola post-laurea dell’Università di Bologna), quindici direttori, manager e responsabili della sicurezza di grandi aziende, con lo scopo di simulare un G8 sulla sicurezza in Rete e la tutela della privacy.
I dirigenti d’azienda, rimasti chiusi per 48 ore, hanno “giocato il ruolo” dei capi di Stato e di ministri degli esteri, anche se nella simulazione mancavano, ovviamente, i no global fuori a protestare, ma con agenda ed etichetta da summit assicurata dentro, che coinvolgerà quindici direttori, manager e responsabili della sicurezza di grandi aziende.
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Ci sono alcune figure professionali chiave in ambito aziendale alle quali sono affidati compiti di sicurezza e di gestione di informazioni sensibili. Spesso si crede, o si spera, che queste persone siano estremamente ligie al dovere e che per nessuna ragione al mondo diffondano in qualche modo queste informazioni.
Purtroppo però non è sempre così (per fare un paragone con lo sport si veda il recente caso Ferrari in F1).
La Fidelity National Information Services Inc. ha infatti recentemente annunciato che un suo amministratore di rete di livello senior ha sottratto e venduto circa 2,3 milioni di record contenti dati strettamente personali, la cui diffusione potrebbe generare grandi danni economici.
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