Il riconoscimento facciale e altre tipologie di identificazione biometrica stanno prendendo sempre più piede e continuano a venire impiegati nei campi più disparati.
Alcuni ricercatori del dipartimento di ingegneria del Miami College negli Stati Uniti hanno sviluppato una tecnologia per migliorare la precisione e l’accuratezza del processo di riconoscimento facciale.
Il professore Mohamed Abdel-Mottaleb e i suoi collaboratori hanno sviluppato dei sistemi in grado di portare la precisione di matching tra un’immagine query e quelle memorizzate in un dataset pre-esistente ad un percentuale di accuratezza del 95-100 percento.
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Sembra che Israele abbia bisogno di un sistema sicure in grado di identificare inequivocabilmente ogni cittadino presente nel paese.
Chiaramente le tecnologie più note, sono relative alle impronte digitali e al riconoscimento facciale. Pertanto, anche in questo caso, la proposta di legge che prevede l’istituzione di carte di identità elettroniche non poteva dimenticare queste informazioni biometriche.
Il problema (se così vogliamo chiamarlo) è che queste considerazioni sembrano essere uscite dallo stato embrionale in cui si trovavano. Una commissione parlamentare sembra aver già conferito una prima approvazione al progetto che adesso deve passare l’esame di altre commissioni per verificare la compatibilità con la normativa vigente nel paese.
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Le tecnologie di riconoscimento facciale affascinano gli esperti del settore, soprattutto per le loro estreme potenzialità di utilizzo. L’applicazione di algoritmi di riconoscimento efficaci potrebbe migliorare molti aspetti di sicurezza e rendere particolarmente performanti alcuni scenari di identificazione.
Tuttavia l’associazione dei volti a specifici elementi caratteristici può essere utilizzata anche per scopi non propriamente di sicurezza. Andando alla ricerca di soluzioni di riconoscimento facciale, mi sono imbattuto in un sito che propone divertenti applicazioni di queste tecniche.
In particolare stiamo parlando di MyHeritage, un sito che mette a disposizione servizi che basandosi su immagini statiche del nostro volto restituiscono dei risultati estremamente simpatici.
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Mentre pensavo a quante password ogni giorno ciascuno di noi deve inserire per accedere a questo o a quel servizio, mi sono detto: perché non risolvere il problema cercando su Internet qualcosa già pronta all’uso?.
Navigando sono finito sul sito di KeyLemon, trovando un software che ad una prima lettura sembrerebbe entusiasmante. Si chiama LemonScreen, ed è disponibile in versione free per sistemi Windows.
Si tratta di un piccolo programma(solo 2.4MB nella sua versione 1.3.0) che permette di effettuare il login o il rientro dal salvaschermo attraverso il riconoscimento facciale. Non è più necessario inserire ad ogni interruzione dello screensaver la password di Windows per tornare in possesso del computer, né durante l’accensione e l’avvio del sistema operativo.
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È una decisione di qualche giorno fa che sicuramente si porterà dietro molte polemiche riguardanti i limiti e il confine della privacy.
Il Garante per la privacy ha autorizzato una società multinazionale all’utilizzo dei sistemi biometrici di tipo vocale per permettere ai dipendenti dell’azienda di recuperare le password che utilizzano quotidianamente per lavorare, in caso di perdita accidentale o dimenticanza.
Il sistema di recupero password, con la tecnica di riconoscimento vocale, va ovviamente a favore della sicurezza dei dipendenti, che non potrebbero recuperare i propri dati di accesso se non con l’utilizzo esclusivo della propria voce, un metodo perfetto per garantire la maggiore protezione possibile.
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Finalmente arriva un nuovo standard di sicurezza fisica, si tratta dell’ISO 19092:2008. Come purtroppo siamo abituati a vedere, di sicurezza ce n’è sempre bisogno. Questa volta, una spinta in avanti è stata data dall’International Organization for Standardization (ISO) che ha realizzato uno standard per l’autenticazione nelle istituzioni finanziarie.
Si chiama Financial Services Biometrics Security Framework, ed individua una tecnologia per autenticare sia i clienti che il personale nell’ambito dei servizi finanziari.
Alla base dello standard c’è stata la necessità di offrire un grado di sicurezza alle migliaia di transazioni che vengono eseguite ogni ora nel mondo. Ogni scambio di informazioni e ogni transazione viene considerata (a ragione) dagli esperti, ad alto rischio. Per questo anche gli stessi istituti hanno contribuito al lancio e alla realizzazione di questo nuovo standard.
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Quante parole difficili per rendere un concetto così semplice, quello di sicurezza.
La sicurezza informatica, lo sappiamo, è strettamente legata con quella fisica. Spesso le due realtà collaborano insieme per offrire un servizio assolutamente sicuro e poco vulnerabili.
Nell’ambito del controllo degli accessi e dell’identificazione, da sempre, la sicurezza informatica cerca le sue strade e le propone a beneficio di quella fisica.
Nel tempo, quindi, abbiamo sentito di lettura delle impronte digitali (per accedere semplicemente ad un PC o per essere identificati), di scansione dell’iride, di mappatura del volto, ecc.
Le tecnologie sono molte ma mai si è cercato di rendere interoperabili le varie agenzie di frontiera.
Interoperabili significa che le informazioni presenti in un documento o in un database di una certa nazione/continente possono essere consultabili e verificabili anche all’interno di un altra nazione o addirittura di un altro continente. In poche parole l’interoperabilità racchiude il concetto di dialogo (collaborazione) tra nazioni.
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A differenza del nostro, molti paesi utilizzano o sono in procinto di utilizzare le tecniche di sicurezza basate sui dati biometrici.
E’ il caso del Regno Unito che vede crescere a nove gli aeroporti dotati di un sistema di scansione dell’iride per permettere l’identificazione univoca dei passeggeri. Pochi giorni fa, infatti, nell’aeroporto di Gatwick South è stato messo in funzione lo scanner che, ad oggi, si aggiunge a quelli già presenti in altri aeroporti come ad esempio quelli di Manchester, Birmingham, Heathrow, ecc.
Il progetto prende il nome di IRIS (Iris Recognition Immigration System) e ha lo scopo di evitare ai viaggiatori residenti nel Regno Unito (e che non hanno avuto né problemi con la giustizia, né sono presenti nel database degli immigrati) i classici controlli anti-immigrazione.
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