In un’era come quella odierna, gli utenti trascorrono gran parte della propria vita digitale su smartphone e tablet, ma tale tendenza rende questi dispositivi mobile un obiettivo sempre più allettante per hacker e cracker. Infatti ci sono sempre più app pericolose per tali device, per lo sviluppo delle quali i criminali informatici stanno utilizzando delle tecniche del tutto nuove, volte a rubare le identità digitali, a commettere frodi finanziarie e a invadere la privacy dell’utente.
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Le password di scarsa qualità sono uno dei maggiori punti deboli tra quelli presi di mira dai criminali informatici per forzare un account ed è da qui che parte Google per spiegare le novità relative al suo browser Chrome. Il gruppo americano ha infatti presentato un nuovo strumento per la creazione e la gestione delle password, che avrà l’obiettivo di migliorare l’efficacia delle stesse e aumentare di conseguenza la sicurezza generale durante le sessioni di navigazione.
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Proteggere il proprio PC spesso non è sufficiente a garantirsi un livello di sicurezza soddisfacente. Come è universalmente noto, se ci si connette ad Internet tramite router, anche quest’ultimo è potenzialmente soggetto ad attacchi da parte di malintenzionati.
E le categorie di questi variano dagli scrocconi di linea ai malfattori della peggior specie – spesso l’utente medio non si accorge neanche dei rischi che corre lasciando la propria rete wi-fi non protetta. Continua »
La diffusione crescente dei dispositivi mobili attira le attenzione dei criminali informatici: lo conferma uno studio condotto per conto di Kaspersky Lab, secondo cui è la piattaforma Android quella più spesso presa di mira dai malware.
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Dopo le vicende dello scorso aprile, il Playstation Network e gli altri servizi online di Sony tornano nuovamente sotto i riflettori a causa di un nuovo attacco da parte di cracker, anche se questa volta la portata dell’azione dei criminali appare molto più contenuta, almeno relativamente ai numeri degli utenti coinvolti.
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I criminali informatici, com’è ormai tristemente noto, non si fermano davanti a nulla, nemmeno davanti al dolore della morte: è stato così in passato in occasione della scomparsa di persone illustri ed è così anche oggi, davanti alla morte di Steve Jobs, fondatore e CEO di Apple.
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Come una tradizione consolidata, le novità di Facebook non passano certo inosservate agli esperti di sicurezza. Infatti, vuoi per il grandissimo numero di utenti del social network, vuoi perché in passato Zuckerberg e soci non hanno di certo dimostrato di tenere molto alla riservatezza dei dati di cui entrano in possesso, sta di fatto che ogni cambiamento sul popolare sito viene visto sempre con un po’ di diffidenza da chi è attento alla sicurezza delle informazioni.
Tra le novità che si trovano nel nuovo profilo una in particolare sembra aver attirato l’attenzione, si tratta del Ticker che compare sul lato destro della nuova interfaccia e in cui vengono mostrati tutti gli aggiornamenti in arrivo dai contatti dell’utente.
Come fatto notare su alcuni siti Web, infatti, la possibilità di seguire in tempo reale gli aggiornamenti dei propri amici implica anche la possibilità di accedere ai contenuti pubblicati da utenti sconosciuti, che sono a loro volta presenti tra i contatti degli amici, dando così modo di “origliare” lo scambio di informazioni di terzi pubblicate dal Ticker.
Per evitare di cadere in questo piccolo o grande problema (variabile a seconda della sensibilità di ognuno), gli esperti consigliano di modificare opportunamente le impostazioni per la privacy dopo l’arrivo delle ultime novità. In particolare si dovrebbero modificare le modalità di pubblicazione di un post, facendo in modo che esso non sia di dominio pubblico ma che venga letto esclusivamente dagli amici o da alcuni contatti selezionati.
Le novità recenti di Facebook aumentano quindi le possibilità di interazione e la diffusione dei contenuti pubblicati quotidianamente dagli utenti, ma aprono la via a nuove possibili implicazioni che potrebbero portare a far leggere a persone sconosciute pensieri o affermazioni che dovrebbero invece rimanere private o, quantomeno, condivise con un gruppo ben delimitato di persone.
Potrebbe esserci la Cina dietro a quel che viene considerato l’attacco informatico più grande della storia, cioè la violazione e l’introduzione non autorizzata nei database di 72 soggetti di grossa rilevanza scoperte da McAfee lo scorso marzo, quando i suoi ricercatori hanno rintracciato alcune intrusioni su un server di comando e controllo, legato a una precedente violazione dei dati di alcune aziende attive nel settore della Difesa.
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Gli Anonymous trovano sempre il modo di far parlare delle proprie imprese, o presunte tali. Dopo qualche giorno di relativa tregua, il gruppo di cracker più in vista del momento è tornato sulla scena con un messaggio Twitter che, in qualche modo, prende di miraPayPal, il servizio per i pagamenti online tra i più noti e utilizzati del Web.
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L’FBI nei giorni scorsi ha arrestato 14 cittadini americani ritenuti collegati agli Anonymous, il gruppo di cracker salito alla ribalta delle cronache per alcune azioni dimostrative messe a punto in questi mesi nei confronti di alcuni siti di esponenti politici e non solo.
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