Author Archives: Michele C. Soccio

Qualcosa da nascondere? Cinque tool grauiti per la steganografia

Può essere utile a volte recapitare un messaggio segreto facendo in modo non solo che gli altri non possano leggerlo, ma che non sappiano neppure che esista. È questa l’arte della steganografia, che vogliamo mettere alla portata di tutti grazie a cinque tool gratuiti scelti appositamente per voi.

Il primo tool che segnaliamo è Steghide, un progetto open source più che maturo visto l’ultima release risale a sette anni fa. Steghide è comunque uno dei tool più usati, lavora a riga di comando ed è disponibile sia per Linux che per Windows. I messaggi possono essere nascosti in immagini JPEG o BMP, e in file audio WAV o AU.

Un po’ più vicino ai giorni nostri è invece MP3Stego, che i nostri segreti li nasconde nei file MP3 senza che orecchio umano riesca a percepire la differenza. MP3Stego è stato sviluppato su Windows e funziona sia da riga di comando che con una GUI esterna.

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Hacker al telefono: il pericolo è social

Il tempo delle agognate ferie arriva anche per gli hacker (parliamo di quelli cattivi) non perché non ci siano ovunque server e PC da crivellare a colpi di vulnerabilità, ma perché le cose si fanno più facili quando c’è qualcuno che inconsapevolmente li aiuta dall’interno.

Non stiamo parlando di impiegati in malafede, ma delle nuove frontiere del social engineering, quella disciplina dell’hacking che prevede di attaccare il lato umano del sistema. Un recente contest ha messo alla prova l’abilità di diversi partecipanti a cui è stato chiesto di ottenere quante più informazioni possibili sugli eventuali bersagli.

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Firefox 4: novità in arrivo per la sicurezza

Mozilla continua a battere il chiodo sulla sicurezza, e promette di continuare a batterlo anche con l’avvento di Firefox 4, dove piccoli e grandi accorgimenti garantiranno un maggior livello di sicurezza per l’utente. Le nuove armi di difesa di Firefox 4 sono state presentate alla conferenza Black Hat di quest’anno dal capo sviluppatore di Firefox Johnathan Nightingale.

Uno dei problemi che Mozilla vuole assolutamente risolvere in Firefox 4 è la faccenda privacy relativa ai link visitati. Il problema può sembrare tanto veniale quanto non di semplice risoluzione. Lo standard CSS2 prevede che i link “visited” abbiano un trattamento diverso (tipicamente un colore differente) rispetto a quelli ancora da visitare. Questo diverso trattamento può essere sfruttato da un codice maligno per inviare all’utente una serie di indirizzi in una pagina modificata ad hoc e leggere quanto interpretato dal browser per capire quali di questi indirizzi l’utente ha già visitato.

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JailbreakMe sfrutta una pericolosa falla in iOS

Se i nostri cugini di oneApple si sono ampiamente interessati del nuovo Jailbreak, a noi tocca analizzare quali sono le conseguenze più pericolose della vulnerabilità di iOS che viene sfruttata per rimuovere i lucchetti imposti da Apple.

La falla in questione risiede in Mobile Safari, e in particolare nell’visualizzatore PDF incluso nel browser. Questo ha permesso agli autori di Jailbrakeme di ritornare alle origini: come nel primo jailbreak basta visitare una pagina Web apposita per iniettare ed eseguire nei dispositivi mobili Apple del codice creato per accedere senza limitazione a tutto il filesystem del dispositivo.

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Allarme Android per un’app spiona, ma non troppo

Ci sono delle applicazioni troppo impiccione tra quelle disponibili nell’Android Market? Pare proprio di sì. A lanciare l’allarme è Lockout, società specializzata nella sicurezza dei dispositivi mobili, che ha individuato il comportamento sospetto degli sfondi dello sviluppatore jackeey wallpaper.

Secondo Lockout i wallpaper incriminati invierebbero alcune informazioni sull’utente ad un imprecisato server in Cina (nonostante tutte le app per così dire “sotto inchiesta” riportino tra le note i problemi a funzionare proprio in Cina a causa del blocco voluto dal governo).

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Crolla anche WPA2, vulnerabile e senza cura

La BlackHat 2010 si preannuncia particolarmente ricca. Dopo i dati rubati con l’aiuto dei browser, a cadere questa volta è il protocollo WPA2, fino a questo momento il non plus ultra della sicurezza delle reti wireless. Scoperto da Md Sohail Ahmad di AirTight, il baco colpisce il protocollo WPA2 in sé e non una sua particolare implementazione. In onore alla pagina dello standard che contiene le informazioni che hanno portato alla scoperta della vulnerabilità il baco è stato chiamato “Hole 196″.

Senza scendere troppo nei dettagli, il protocollo WPA prevede due tipi di chiavi per la cifratura dei dati: il PTK, dedicato agli scambi “unicast” tra singoli nodi, e il GTK per i dati indirizzati a più nodi contemporaneamente. Il problema risiede nel basso livello di protezione offerto dalle chiavi GTK: mentre per le chiavi PTK è previsto che il riconoscimento degli “address spoofing”, ovvero delle falsificazioni degli indirizzi MAC per fingersi qualcun altro, le chiavi GTK non possono usare questo meccanismo. All’aggressore basta quindi fingere di essere l’access gateway, inviare dati a più nodi (chiave GTK) per vedersi rispondere dagli altri client con il loro MAC address e la loro chiave PTK. Unico limite: l’aggressore deve essere già dentro la rete.

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Rischio privacy per IE e Safari

Durante l’imminente Black Hat security conference si prevedono fitte nubi nere su Internet Explorer e Safari.

Jeremiah Grossman, esperto di sicurezza e capo tecnico della WhiteHat Security, ha infatti in serbo una serie di dimostrazioni sulle debolezze più gravi di tutti i browser più diffusi, con trattamenti di riguardo per Safari e Internet Explorer.

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Software non sicuri: ad Apple la medaglia d’oro

Passa di mano lo scettro di produttore di software con il maggior numero di vulnerabilità all’attivo. Secondo il semestrale rapporto pubblicato da Secunia i software con il maggior numero di vulnerabilità sono quelli di Apple.

Nel primo semestre del 2010 Apple ha superato Oracle (a cui vengono conteggiate anche le vulnerabilità Sun) che si è assestata al secondo posto. Mantiene salda la terza posizione Microsoft seguita a ruota da HP, Adobe e IBM. La classifica include anche altri grandi nomi come Google (nono posto), VMware (settima posizione) e Cisco (“soltanto” ottava). Fanalino di coda Mozilla che rispetto al 2009 scende addirittura di quattro posizioni (giusto per capirci: ha migliorato alla grande).

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Una sandbox per salvare Adobe Reader?

Sembra che finalmente Adobe si sia messa di impegno per risolvere, o quanto meno arginare, i continui problemi di sicurezza che rendono il suo Reader uno dei bersagli preferiti dai malintenzionati. Le prossime versioni di Adobe Reader saranno dotate di una sandbox in grado di isolare le parti “attive” dei documenti aperti dal diffuso lettore PDF.

La mamma di tutti i PDF non ha nascosto di aver preso in prestito l’idea da Google e Microsoft, che hanno collaborato attivamente con Adobe per l’introduzione di questa tecnologia già da tempo utilizzata all’interno di Chrome e Office.

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Bachi e vulnerabilità: Mozilla alza la taglia a 3.000$

Forse non tutti sanno che prima ancora di Google già Mozilla offriva tramite il Security Bug Bounty Program una ricompensa a quanti scoprivano bachi in grado di mettere a rischio la sicurezza del proprio browser.

Si trattava di appena 500$, poca roba rispetto ai 1.337$, che in un caso speciale sono arrivati fino a 2.000, messi in palio da Google.

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