Non molti giorni fa si è finalmente concluso un processo strettamente legato al tema del cyberbullismo e dei siti di social networking.
La vicenda si può raccontare in poche parole. Una donna si registra a MySpace fingendosi un ragazzo e sfrutta questa identità per intrattenere rapporti sociali sul Web con una giovane adolescente che le abitava non molto lontano. Purtroppo la ragazza, 13enne, dopo aver subito rifiuti e angherie su Internet, si è tolta la vita, mentre la donna 49enne è stata condannata e rischia tre anni più una multa significativa.
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I pirati informatici sembrano non interrompere mai la loro opera di intrusione e di attacco nei confronti di computer presenti sulla rete.
Potevano due attori principali della scena mondiale, come Obama e McCain, evitare un tale destino?
La risposta è sicuramente no. Qualche mese fa entrambi i candidati alla Casa Bianca hanno subito un attacco informatico che ha compromesso, almeno parzialmente, i computer dedicati alle campagne presidenziali.
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Per una volta facciamo uno strappo alla regola e parliamo di un tema non strettamente legato alla IT Security ma che ci sta particolarmente a cuore. Nella maggior parte dei paesi del mondo è ormai consuetudine scrivere le proprie riflessioni e i propri pensieri su siti Internet e blog. Tuttavia esistono ancora alcuni paesi in cui esprimere le proprie idee può diventare un’impresa.
È il caso dell’Iran, spesso al centro di iniziative “moralmente discutibili”. Questa volta la notizia riguarda un cittadino iraniano, da poco rientrato in patria dopo aver vissuto per lungo tempo in Canada.
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Purtroppo l’evoluzione di virus e malware sembra non avere interruzione. Ogni giorno una nuova mutazione rende questi programmi invisibili ai sistemi antivirus.
Studi recenti evidenziano una nuova minaccia per tutti i computer presenti sulla rete, si tratta di INF.Autorun. Questo nuovo programma maligno non era mai comparso nella classifica delle 10 maggiori minacce informatiche di Internet e nella relativa classifica stilata da Sunbelt.
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Con il passare del tempo i criminali informatici hanno acquisito una potenza di attacco sempre maggiore. Grazie all’ausilio inconsapevole di milioni di utenti collegati alla rete possono attaccare anche i siti con elevato livello di sicurezza, comodamente seduti alla propria scrivania.
Si stima che i criminali informatici sono in grado di muovere circa 40 gigabit di dati al secondo contro un unico obiettivo. Praticamente è l’equivalente di circa 30 DVD nel giro di un solo minuto. Si tratta chiaramente di una quantità di traffico capace di interrompere il servizio di quasi tutti i siti Internet attualmente online. Questo è quanto rivela uno studio di Arbor Networks presentato recentemente, e rilevante in quanto condotto sui principali 66 operatori Internet a livello mondiale.
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Analizzando 23andMe, Sharing and Community è il nome della funzionalità che con più preoccupazione ha attirato la mia attenzione. Le descrizione è lunga un paio di righe e, tenendo presente la fonte ufficiale, vorrei riportarla di seguito:
23andMe is the leader in giving you secure, simple options to share your genetic information with family and friends. See what you have in common and what makes you unique! You can also post stories and questions for other members of the 23andMe community.
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Purtroppo la cronaca recente ha evidenziato numerosi casi in cui una pessima gestione delle password ha provocato danni aziendali non indifferenti.
Danni di carattere economico, quando lo smarrimento o il furto di una password si accosta allo spionaggio industriale, oppure d’immagine, quando vengono resi noti dati personali relativi a clienti e cittadini.
Il problema è la mancanza di consapevolezza sui rischi derivanti da un cattivo uso delle password. Spesso, infatti, si tratta di errori banali come la scelta di una password estremamente debole oppure quella di una risposta banale alla domanda di recupero della password stessa.
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Il titolo potrebbe generare d’impulso qualche preoccupazione. La sola parola DNA associata alla tecnologia induce molte menti a lasciarsi andare all’immaginazione più sfrenata.
Partiamo dai fatti. Giacomo Dotta ha pubblicato di recente un lungo articolo di un nuovo servizio disponibile per tutti, ma che gestisce informazioni assolutamente personali: 23andMe.
In pratica ogni utente di Internet può registrarsi al sito e richiedere un kit con il quale raccogliere un piccolo campione della propria saliva e rispedirlo al mittente. Dopo qualche giorno eseguendo il login al sito sarà possibile analizzare nel dettaglio moltissime informazioni che riguardano il nostro DNA, comprese mutazioni genetiche, predisposizione a malattie, caratteristiche particolari, ecc.
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Ancora una volta un problema con la gestione delle credenziali di accesso ai sistemi poteva/potrebbe provocare la diffusione di informazioni riservate di milioni di persone.
Come riporta il Mail on Sunday,questa volta siamo in Inghilterra, dove un sistema informatico chiave del governo britannico è stato spento per evitare imbarazzanti ripercussioni sui cittadini.
Nello specifico le motivazioni che hanno spinto questa decisione sono tutte derivata dallo smarrimento di una penna USB contenente le credenziali di accesso al Government Gateway system. La penna di memoria è stata ritrovata all’interno dell’area parcheggio di un pub, tranquillamente perduta nell’asfalto.
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Scaricare MP3 dalla rete in maniera non legale è un atto di pirateria. Tuttavia, senza entrare nel merito di questa considerazione, volevo condividere questa informazione che ho scoperto leggendo diversi blog su Internet.
Si tratta di un Google Hack, uno dei tanti meccanismi attraverso i quali è possibile raccogliere un gran numero di informazioni interessanti semplicemente utilizzando il servizio di ricerca di Google. Inserendo una opportuna stringa all’interno del campo di ricerca è possibile individuare quei computer in rete che rispondono a determinate caratteristiche.
Questa volta la ricerca riguarda gli MP3 e permette di individuare tutti quei computer che rendono in qualche modo disponibili a tutti i propri file musicali.
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