Gli Anonymous trovano sempre il modo di far parlare delle proprie imprese, o presunte tali. Dopo qualche giorno di relativa tregua, il gruppo di cracker più in vista del momento è tornato sulla scena con un messaggio Twitter che, in qualche modo, prende di miraPayPal, il servizio per i pagamenti online tra i più noti e utilizzati del Web.
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L’FBI nei giorni scorsi ha arrestato 14 cittadini americani ritenuti collegati agli Anonymous, il gruppo di cracker salito alla ribalta delle cronache per alcune azioni dimostrative messe a punto in questi mesi nei confronti di alcuni siti di esponenti politici e non solo.
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Non bastava lo scandalo intercettazioni ad occupare le giornate di Rupert Murdoch in questo movimentato scorcio d’estate per lui e il suo gruppo. In questi giorni, infatti, il magnate australiano dei media e numero uno della News Corporation è finito nel mirino dei cracker di LulzSec.
È notizia di questi giorni che il celebre gruppo, che alcune settimane fa aveva dichiarato la sua chiusura, ha preso di mira alcuni siti appartenenti a News International, la divisione dell’impero mediatico di Murdoch alla quale fanno capo tutti i giornali inglesi, compreso l’ormai chiuso News of The World al centro degli scandali di questi giorni.
I criminali informatici sono riusciti ad effettuare un reindirizzamento dall’home page del sito di The Sun, dirottando il traffico verso una pagina falsa e appositamente preparata nella quale si parlava della morte di Rupert Murdoch, deceduto per avvelenamento secondo quanto scritto nella finta notizia, scritta peraltro con lo stesso stile grafico che caratterizza il sito del tabloid.
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Mentre su Google Plus sbarcano i primi marchi (come ad esempio Ford) e le prime star di Hollywood (Ashton Kutcher, Justin Timberlake e Lady Gaga (le cui identità sono però ancora da verificare), cresce in parallelo il numero di tranelli messi a punto per ingannare gli utenti in cerca di un invito per entrare in Google Plus, il nuovo social network di Mountain View.
Dopo essere stato preso di mira da spammer e phisher, ecco rinnovarsi l’allarme: la falsa applicazione Facebook basata su inviti fake per accedere a Google+.
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Dopo gli arresti dei giorni scorsi che avevano visto finire in manette alcuni tra i presunti appartenenti alla frangia italiana degli Anonymous, era stata paventata la possibilità che i cracker rimasti in attività avessero potuto portare degli attacchi in segno di protesta, come una vera e propria ritorsione.
Così, pur non essendoci ancora delle certezze, l’attacco portato nella notte tra il 5 e il 6 luglio verso le banche dati di 18 università italiane, dai cui siti sono stati trafugati dati sensibili appartenenti ai docenti e agli stessi studenti, lascia presupporre che possa essere in qualche modo legato con le vicende che stanno riempiendo le pagine di cronaca in questi giorni. Continua »
A finire sotto attacco ,nella giornata di ieri, sono stati i siti di 18 università italiane. Un “semplice” dump delle banche dati, con cui quelli di Lulzstorm, così si sono firmati gli autori stessi, sono entrati in possesso dei dati sensibili – indirizzi email, password e in taluni casi nomi, cognomi e codici fiscali di studenti, docenti e dipendenti delle 18 università coinvolte – per poi diffonderli via torrent.
Durante l’attacco nessun disservizio per gli utenti. Magra consolazione, questa, ad un problema che può mettere a serio repentaglio la privacy di migliaia di persone. Una sorta di azione dimostrativa, stando al comunicato diffuso dagli autori dell’attacco, che suona come campanello d’allarme sullo stato di scarsa siicurezza in cui versano i dati sensibili degli utenti, in mano alle università del nostro paese.
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Non si sono fatti attendere i primi risultati delle indagini sul gruppo noto come Anonymous e che di recente si è distinto per numerose azioni di “disturbo” con danni più o meno gravi a diversi siti istituzionali. Nella giornata di ieri, infatti, la Polizia Postale ha effettuato i primi arresti di alcuni dei cracker accusati di appartenere alla frangia italiana del famoso gruppo internazionale.
L’operazione, denominata “Secure Italy“, ha consentito di mettere agli arresti 3 persone, compreso quello che sembra essere il capo del gruppo italiano, un ventiseienne residente in Canton Ticino ma di cittadinanza italiana.
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Google Plus riuscirà ad infastidire Facebook? Sarà un successo o un mezzo flop come Google Wave? In attesa di una risposta ai mille dubbi, il nuovo social network che Google ha implementato nel suo ecosistema si sta facendo segnalare per essere diventato, in un certo qual modo e ovviamente senza colpe, veicolo di spam. La tecnica utilizzata si alimenta dal desiderio collettivo di entrare in Google Plus.
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